Primary Health Care

Le trasformazioni demografiche ed epidemiologiche in corso mostrano un consistente invecchiamento della popolazione, con il conseguente aumento della prevalenza delle patologie cronico-degenerative, l’allargamento della forbice delle disuguaglianze sociali, l’incremento nella variabilità dei bisogni di salute delle comunità, che sono aspetti direttamente legati ai processi della globalizzazione. Questi fattori sono tra le principali cause di trasformazione della domanda assistenziale a cui i servizi socio-sanitari sono chiamati a rispondere. In Italia, ad esempio, le persone che dichiarano di avere una malattia o un problema di salute cronico corrispondono complessivamente al 23% dei cittadini, e al 64% degli over 85; un quadro simile esiste anche rispetto alle disabilità, con importanti ricadute sia dal punto di vista gestionale, sia della sostenibilità economica e sociale del Sistema Sanitario Nazionale (SNN). Inoltre, appare sempre più evidente che il contesto ospedaliero non rappresenta la risposta più efficace, efficiente né appropriata a quadri spesso molto complessi che necessitano di una presa in carico multidisciplinare e intersettoriale a medio-lungo termine. Ciò rende sempre più urgente la necessità di rafforzare ed innovare la rete dei servizi socio-sanitari territoriali e di immaginare nuove strategie di integrazione, promuovendo la partecipazione attiva della cittadinanza. Non è più sufficiente riorganizzare alcuni comparti assistenziali, ma diventa necessario essere in grado di innovare e integrare le risorse pubbliche, identificando nuove culture, forme, e luoghi della cura e della presa in carico. Nel 2008, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riportato alla ribalta la Primary Health Care (PHC) come strategia proposta a livello globale. I principi di tale paradigma erano stati delineati dall’OMS nel 1978 a termine della Conferenza di Alma Ata, attraverso cui ci si prefiggeva di raggiungere l’ambizioso obiettivo politico di “salute per tutti nell’anno 2000” (WHO, 1978). Con la Dichiarazione di Alma Ata si ribadisce il concetto di salute come diritto, e si delineano un insieme coerente di tecniche, modelli organizzativi, valori e presupposti che caratterizzano i sistemi di Primary Health Care. Tra questi:

  • equità e giustizia sociale;
  • salute     come diritto umano fondamentale;
  • partecipazione comunitaria e responsabilità condivisa nella collettività;
  • integrazione e coordinamento delle cure tra vari livelli e diversi professionisti;
  • continuità nell’assistenza;
  • risolutività e utilizzo di tecnologie appropriate;
  • sostenibilità economica, sociale ed ecologica dell’intervento.

Nonostante il generale entusiasmo con cui il testo venne accolto dall’opinione pubblica e gli interessanti esperimenti adottati da alcuni paesi in questa direzione, le riforme neoliberali degli anni ’80 hanno recluso la PHC a strategia per paesi poveri, definendola inapplicabile nei contesti dei paesi più industrializzati. Attraverso il Report Primary Health Care (Now more than ever), a 30 anni dalla dichiarazione di Alma Ata l’OMS ha rilanciato tale strategia enfatizzando come, tra le altre cose, come le diseguaglianze sociali siano progressivamente aumentate nel corso degli anni, con un innegabile impatto nelle condizioni di salute; il ruolo sempre più centrale dell’ospedale e delle cure iper-specialistiche, motore di una fiorente industria farmaceutica e di tecnologie mediche che si ritagliano una fetta crescente dell’economia dei paesi industrializzati; la marcata frammentazione dei sistemi dei servizi; la sregolata commercializzazione del settore sanitario (WHO, 2008). Secondo l’OMS, per correggere tale situazione occorrono quattro gruppi di riforme: implementare sistemi pubblici a copertura universale, socialmente giusti ed equi; riorganizzare la struttura dei sistemi dei servizi a partire dall’assistenza primaria intesa come fulcro della presa in carico della persona e regolatore del sistema; mettere la salute della popolazione al centro di tutte le politiche, non solo di quelle sanitarie (Health in all policies); costituire leadership inclusive, che coinvolgano i diversi stakeholders nella progettazione e realizzazione delle politiche sanitarie. Uno dei temi che diversi attori mettono a fuoco è quello della sostenibilità dei sistemi, sotto il peso del grande aumento delle richieste assistenziali prodotte dalla cronicità e dalla multi-morbosità. In questo scenario, infatti, appare irrazionale immaginare i sistemi sanitari come gli unici attori dei processi di salute e malattia, sia per via della quantità di risorse che la presa in carico richiede, sia per la varietà di tipologie di interventi che devono essere realizzati. Il contrasto a tali condizioni, così come il supporto alle fragilità, deve puntare fortemente su azioni di promozione della salute e prevenzione delle disabilità). In aggiunta, un ruolo di primo piano deve essere agito dai soggetti e dalle comunità, dal momento che alcune attività di “caring” dovranno essere necessariamente affidate ai pazienti (self-caring) e alle loro reti di assistenza. Inoltre, anche le attività di promozione e prevenzione dovranno poter contare su pazienti e comunità preparati, informati e pro-attivi. Infine, dato che parte dei determinanti di malattie e condizioni croniche sono di natura culturale, sociale, economica e politica e che la loro diseguale distribuzione all’interno della comunità dipende dalla diseguale distribuzione di risorse, denaro e potere, il successo delle azioni assistenziali, dipenderà in buona misura dalla capacità del sistema dei servizi di stimolare la produzione di politiche pubbliche per la salute. Questo richiederà non soltanto il superamento della sanità d’attesa attraverso l’implementazione di azioni di salute d’iniziativa, ma l’incorporazione all’interno del sistema di funzioni, luoghi, spazi e competenze che rendano possibile la comunicazione, la mediazione e l’empowerment reciproco degli attori in campo: individui, comunità, servizi, gestori e decisori politici. La partecipazione, dunque, non dovrà dunque essere intesa in un’ottica di controllo sociale dei servizi, ma come un processo di co-costruzione dei percorsi assistenziali, delle politiche pubbliche per la salute e di una presa in carico integrata e comune, che sappia rispondere ai bisogni delle collettività.

Riferimenti bibliografici:

  1. Dati cronicità (da completare)
  2. WHO, 1978, Alma Ata Declaration. International Conference on Primary Health Care, Alma Ata, 6-12 September 1978. In: http://www.euro.who.int/en/publications/policy-documents/declaration-of-alma-ata,-1978
  3. WHO, 2008, The World Health Report 2008. Primary Health Care (Now More Than Ever). World Health Organization, Geneva. In: http://www.who.int/whr/2008/en/

Lascia un commento