Migrazione e salute

Le interconnessioni tra migrazione e salute sono state a lungo affrontate guardando principalmente agli aspetti culturali e alle differenti interpretazioni dei processi di salute, malattia e cura. La prospettiva che il Centro ha contribuito a portare avanti è quella che, invece, mostra i nessi tra cultura, migrazioni e politica prendendo le distanze da una visione “culturalista”, che si appiattisce eccessivamente sulle dinamiche culturali, rischiando di assumere tali differenze come confini statici rispetto all’altro e quindi di trattare con una certa miopia questioni storiche, economiche e sociali più ampie e strutturali. Questo approccio assume le differenze culturali e le migrazioni contemporanee in senso lato come il prodotto di pratiche, sia private e soggettive che pubbliche e dà centralità alle condizioni storiche di vita che di volta in volta determinano le connessioni tra migrazione, salute e benessere. A titolo esemplificativo, a una minore sicurezza sul lavoro corrisponde una maggiore esposizione al rischio di infortunio; a una maggiore instabilità dello status giuridico corrisponde minore possibilità di accesso alle risorse che contribuiscono a mantenersi in salute. In tal senso la migrazione, da diritto alla scelta di movimento, finisce per convertirsi un determinante sociale di malattia e rappresenta quindi una delle lenti attraverso cui guardare alla società, rendendo palesi le logiche e gli interessi che caratterizzano i contesti storico-sociali.

In questi anni abbiamo assistito a un mutamento profondo delle migrazioni, sia per quanto riguarda i flussi che la gestione dei migranti sul territorio nazionale e locale: oggi possiamo infatti distinguere due tratti della migrazione in Italia, uno più di tipo stanziale che presenta segni di radicamento e uno legato ai “transiti” di richiedenti asilo e agli ingressi irregolari. All’interno di questo contesto emergere, in modo forse ancora più esplicito rispetto agli anni passati, il bisogno di adottare una prospettiva politica di ampio respiro e che si svolga sul lungo termine, volta all’integrazione e al riconoscimento dei diritti.

Nello scenario attuale diventa quindi necessario lavorare a fianco degli operatori impegnati nell’accoglienza per costruire un approccio ampio e complesso; per ricomporre la rete dei servizi prestando attenzione alle barriere d’accesso che essi presentano, in particolare nei confronti di persone in condizioni di vulnerabilità; per lavorare con le persone straniere in Italia in un’ottica di promozione della salute, dell’autodeterminazione e dell’equità.

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