Approcci metodologici

Nelle diverse attività che portiamo avanti il tentativo è quello di sperimentare pratiche di ricerca e formazione in costante tensione verso forme collaborative e partecipative, ed esplicitamente volte alla produzione di cambiamento inteso come maggiore autodeterminazione dei soggetti coinvolti (operatrici/ori, studentesse/ti, abitanti e cittadini, e ricercatori/trici stessi/e).

Nel nostro lavoro facciamo spesso riferimento alla ricerca-azione partecipata (nota come PAR nella letteratura anglofona) e alla formazione-intervento, approcci che traggono le loro “origini” storiche e teorico-politiche non tanto da intuizioni ed elaborazioni individuali, quanto all’interno di più ampi e molteplici movimenti, tradizioni di pensiero e contesti disciplinari.

La trasposizione pratica di questi approcci implica che il/la ricercatore/trice:

  • lavori per stabilire rapporti di reciprocità, equità e fiducia con le/i partecipanti;
  • sviluppi un piano d’azione in modo collaborativo, incentrato su questioni significative e rilevanti per chi partecipa;
  • riconosca, rispetti, dia valore e priorità alle conoscenze locali;
  • faciliti l’apprendimento e lo sviluppo di capacità;
  • dia un costante apporto autoriflessivo alla pratica interrogando il proprio ruolo e posizionamento, e l’utilizzo del potere;
  • assicuri la credibilità della conoscenza emergente presso le/i partecipanti.

Ricerca-azione partecipata (PAR)

Nella visione epistemologica sottostante la PAR, la realtà è un processo di cambiamento in atto alla cui costruzione partecipano le persone coinvolte in un determinato campo d’azione. Tale approccio si discosta in modo significativo dall’idea che esista una realtà oggettiva al di fuori del soggetto che la osserva, indipendente dalla sua presenza e dal suo intervento. Mentre in questa prospettiva (positivismo) vi è una netta distinzione tra il soggetto che ricerca e l’oggetto della ricerca, nella ricerca-azione soggetto e oggetto sono mantenuti insieme in una relazione di interdipendenza. Secondo la ricerca-azione, le teorie scientifiche e le pratiche trasformative possono e devono intrecciarsi tra loro in un fertile processo reciproco, in cui le ipotesi guidano le azioni e queste generano e modificano le conoscenze per formulare nuove ipotesi (vedi immagine che rappresenta il processo spirale e ciclico della PAR).

Traendo origine dalla ricerca-azione, la PAR pone l’accento sul carattere emancipatorio della ricerca, il quale risiede nel suo essere un processo metodologico e una strategia che include attivamente le persone che incontrano o vivono un problema, rendendole co-ricercatori/trici tramite le loro stesse azioni e prassi.

Riferimenti bibliografici:
  • Barbier R. 2007 [1996]. La ricerca-azione. Roma: Armando.
  • Genat B., 2009. “Building emergent situated knowledges in participatory action research”. Action research, 7(1): 101-115.

Formazione-intervento

I percorsi di formazione-intervento integrano metodi differenti (focus group narrativi, lavoro in gruppo su casi reali, flussogramma analizzatore dei processi di lavoro…) e mirano a essere, nel processo stesso, strumento di capacitazione e promozione della salute. Alla base vi è l’idea che i movimenti trasformativi che coinvolgono i/le professionisti/e richiedono tanto conoscenze teoriche, quanto un processo di soggettivazione che permetta un riposizionamento del soggetto rispetto al contesto di azione, e che il vissuto e le pratiche quotidiane costituiscono la principale fonte di sapere e conoscenza da cui partire per agire un cambiamento.

Il coinvolgimento delle/dei professioniste/i (operatori/rici, responsabili, gestori) riguarda dunque le diverse fasi del processo di formazione (identificazione congiunta dei problemi, definizione degli obiettivi formativi, progettazione delle attività, condivisione di conoscenze specifiche e applicazione delle conoscenze acquisite, consolidamento e valutazione) e agisce a garanzia del trasferimento e della messa in atto delle conoscenze co-costruite (knowledge transfer).

Attraverso l’utilizzo di metodi partecipativi, in cui narrare e ricostruire casi concreti e storie emblematiche della pratica quotidiana, ripercorrendo le azioni, gli interventi e le percezioni dei diversi attori coinvolti, è possibile innescare e mediare processi di auto-riflessione sulle pratiche adottate, sulle implicazioni professionali e personali degli/lle operatori/trici e sulle risorse materiali e umane presenti, più/meno utilizzate, e/o manchevoli.

La formazione-intervento ha pertanto come intento esplicito non solo la comprensione e spiegazione di alcuni nodi problematici interni al sistema dei servizi e ai processi di lavoro, ma soprattutto la promozione di una trasformazione della realtà attraverso la partecipazione attiva dei soggetti, favorendo un loro riposizionamento all’interno del proprio contesto sociale e professionale e sostenendone le capacità di negoziazione e azione.

Ciò consente, per esempio, di rivedere in chiave migliorativa le difficoltà di integrazione tra professioni, settori e servizi legate alla frammentazione organizzativa, anche in relazione alla progressiva contrazione delle risorse disponibili; alla mancata conoscenza reciproca dei percorsi assistenziali sociali e sanitari da parte dei/lle professionisti di ambiti diversi; all’asimmetria di potere tra servizi, professionalità e ruoli.

Il ripensamento congiunto di tali dinamiche contribuisce a promuovere:

  • maggiore conoscenza, da parte degli attori coinvolti, del funzionamento pratico dei servizi sociali e sanitari;
  • maggiore capacità di lavoro in equipe, di coordinamento e di collaborazione;
  • maggiore capacità di attivazione della rete assistenziale e delle risorse formali e informali presenti nel territorio;
  • riduzione della frammentazione, miglioramento della continuità dell’assistenza e aumento della risolutività della presa in carico.

Etnografia e ricerca qualitativa

Le scienze sociali offrono numerosi strumenti metodologici che si rivelano particolarmente appropriati nei processi di ricerca e formazione partecipativi. Osservazione situata, interviste in profondità, focus group, metodi biografico-narrativi, sono i più utilizzati dal CSI.

La cornice teorica dell’etnografia permette di configurare le esperienze di ricerca come pratiche di approssimazione e di costruzione di relazioni ove la conoscenza è il frutto di un’attività ‘co-costruttiva’ che conferisce significati (posizionati, parziali, soggettivi) a fenomeni sociali peculiari attraverso processi di interpretazione e negoziazione. Attraverso tali metodologie è possibile produrre informazioni (percezioni, emozioni, posizioni radicate nell’interiorità) che non sono indagate dalle comuni banche di dati e che è possibile integrare con dati quantitativi (es. statistici sulla popolazione di riferimento, dati socio-demografici, dati di accesso e utilizzo dei servizi sanitari, sociali ed educativi) con lo scopo di avere una conoscenza più profonda e trasversale dei contesti di riferimento.

Riferimenti bibliografici:

  • Cappelletto F. (a cura di), 2009. Vivere l’etnografia. Seid editori, Firenze.
  • Cardano M., 2011. La ricerca qualitativa. Il Mulino, Bologna.