Attività progettuali realizzate

Vedi i report delle attività qui.

L’equità nel diritto alla salute: il contrasto alle diseguaglianze nella città di Bologna -Studi socio-epidemiologico-

Lo studio di carattere socio-epidemiologico è stato condotto 2017-2019 grazie alla collaborazione tra ricercatrici/ori di area medica e antropologica del CSI-APS e il personale statistico ed epidemiologico dell’U.O.C. di Epidemiologia, Promozione alla Salute e Gestione del Rischio dell’AUSL di Bologna.
Scopo dello studio è stato valutare, attraverso strumenti quantitativi e qualitativi di indagine, se e in quale misura si riscontrano disuguaglianze nello stato di salute e nell’accesso ai servizi sanitari e sociosanitari tra aree della città di Bologna, e, in un secondo momento, avanzare proposte di interventi atti a contrastare gli svantaggi delle popolazioni interessate.
In particolare, lo fase di studio socio-epidemiologico ha avuto  le seguenti fasi:

    • analisi statistica a cura dell’U.O.C. di Epidemiologia sui dati di esito e di accesso (elenco sintetico), per area statistica; eventuali altre differenze per categorie significative (per gruppo socio-economico, nazionalità, genere, età…) verranno prese in considerazione in base ai primi risultati emersi;
    • analisi volta a correlare le aree di svantaggio sociale ed economico individuate dallo studio prodotto dal Comune di Bologna alla distribuzione territoriale dei peggiori esiti in salute e accesso ai servizi, così da integrare indicatori sociali e sanitari in un’unica mappatura dello stato di salute cittadino;
    • identificazione delle aree di intervento, scelte tra quelle con maggiore vulnerabilità sociale, peggiori esiti in salute e di accesso ai servizi;


Corso di formazione “Salute migrante”

Realizzazione di un modulo formativo all’interno del corso di formazione regionale per gli operatori dell’area sanitaria degli istituti penitenziari dell’Emilia Romagna sul tema salute e migrazione, coordinato da Luoghi di Prevenzione – Centro Regionale di Didattica Multimediale per la Promozione della Salute, nel contesto del progetto della Regione Emilia Romagna “Promotore di salute in carcere”. L’obiettivo della formazione è stato quello di introdurre approcci molteplici e utili per leggere i processi di salute e malattia nell’esperienza migratoria e in un contesto di reclusione, integrando prospettiva antropologica con quella della sanità pubblica. I temi affrontati sono le rappresentazioni di salute dei migranti e le loro possibili declinazioni in contesti di privazione della libertà, le rappresentazioni di salute e garanzia di diritto di salute tra le diverse figure coinvolte nella relazione di cura.

Progetto internazionale di ricerca-azione partecipata sul ruolo e sulle pratiche dei movimenti sociali per la promozione del diritto alla salute.

Il progetto, di durata triennale, è promosso dal People’s Health Movement (in italiano, Movimento dei Popoli per la Salute), una rete internazionale che opera per il diritto alla salute, e finanziato dall’agenzia canadese International Development Research Centre (IDRC) nell’ambito della ricerca-azione internazionale “Il contributo delle organizzazioni della società civile nel promuovere salute per tutti” (in inglese, The Contribution of Civil Society Organisations in Achieving Health for All – CSE4HFA). Tale ricerca-azione si svolge oltre che in Italia in altri cinque paesi (Repubblica Democratica del Congo, Colombia, Brasile, India, Sud Africa).
In Italia, la rete che sta portando avanti il progetto e della quale fa parte anche il CSI-APS, si è denominata “Grup-pa (Gruppo Permanentemente Aperto), e coinvolge persone di area medica e socio-umanistica che da tempo sono impegnate in riflessioni e pratiche per una salute radicata nella giustizia sociale.
Il progetto, inteso come ricerca-azione partecipata, non si fonda sulla raccolta di dati da parte di ricercatori e ricercatrici ‘esperti/e’, ma sul coinvolgimento di persone e realtà che hanno voglia di condividere esperienze significative e, insieme, di analizzarle. Alla base vi è infatti l’idea che la conoscenza origina dalle pratiche ed è co-costruita dalle persone che a esse prendono parte.

La prima fase della ricerca-azione (2014-2015) si è caratterizzata come “mappatura” dell’esistente, durante  la quale sono state incontrate e intervistate realtà attive sul territorio italiano (movimenti e collettivi, associazioni, spazi, gruppi ecc..) che agiscono in ambiti che sono strettamente correlati alla determinazione sociale e promozione della salute (ambiente e lavoro, territorio e sovranità alimentare, contrasto alle grandi opere imposte e dannose, sessualità e genere, arte e cultura, educazione, economie alternative…).

La seconda fase (2016-in corso) ha l’intento di ripoliticizzare e risignificare la salute per mezzo del confronto collettivo, chiedendo alle realtà di movimento come agiscono sulla determinazione sociale della salute, e se e come queste producono salute al proprio interno e all’esterno. In tal senso  sono stati proposti  tre incontri aperti (Bologna, Napoli, Roma) incentrati su alcuni nodi cruciali emersi dalle interviste con le realtà, e fondati sullo scambio di pratiche:

      • Tensione trasformativa tra le esperienze che si producono dal basso e le azioni di difesa di un sistema di welfare in ampio smantellamento.
      • Pratiche di riappropriazione e autorganizzazione degli spazi (materiali e simbolici), per esplorare se e come questi producono salute e nuove forme di comunità.
      • Sostenibilità di forme alternative di “fare salute” e “fare comunità”​.

Dei  momenti di confronto e di scambio che sono essi stessi pratiche differenti (di salute?), attraverso metodi inclusivi e partecipativi.

Evaluation of PHM programme “International People’s Health University” (IPHU)

La valutazione del programma “Università Internazionale dei Popoli per la Salute” (in inglese IPHU) è stata condotta dal CSI-APS come parte della ricerca-azione internazionale denominata “Il contributo delle organizzazioni della società civile nel promuovere salute per tutti” (in inglese, The Contribution of Civil Society Organisations in Achieving Health for All– CSE4HFA), e promossa dal People’s Health Movement (PHM).
La valutazione si è svolta attraverso la costruzione di un questionario on-line inviato ai/lle partecipanti di 38 IPHU che si sono svolte in diversi paesi del mondo tra il 2005 e il 2016.
Le domande sono state sviluppate considerando il quadro di ricerca più ampio del progetto CSE4HFA e, soprattutto, l’ambito definito capacity building, che intende esplorare le seguenti questioni:

      • se e in che modo le IPHU influenzano le scelte di attivismo e di lavoro dei/lle partecipanti e il loro futuro coinvolgimento nel PHM o in altri movimenti per il diritto alla salute;
      • in che modo il PHM può rafforzare l’impatto dei propri programmi di formazione e di capacity building (per esempio rispetto alla preparazione, struttura, contenuto, lingua, ecc.);
      • se e in quale misura le IPHU contribuiscono al rafforzamento del PHM, di altre organizzazioni della società civile e di movimenti locali.

Il questionario prodotto ha dunque preso in considerazione i seguenti aspetti:

      • chi viene raggiunto attraverso le IPHU (chi sa di questa opportunità, in che modo vengono pubblicizzate e diffuse, che tipi di supporti vengono dati per la partecipazione, ecc);
      • in che modo vengono svolti i corsi (contenuti, metodologie, durata, formatori/rici);

cosa accade dopo i corsi (follow up, opportunità di coinvolgimento nel PHM, aumentata conoscenza e consapevolezza, coinvolgimento nei programmi globali del PHM)

Salute e migrazione: incorporare la sofferenza tra potere, cultura e soggettività

Formazione svolta nel contesto di un percorso di formazione teorico-esperienziale promosso dall’Associazione Approdi e rivolto agli operatori dell’accoglienza, col fine di offrire strumenti critici e operativi per far fronte alle sfide presenti nel campo dell’accoglienza di persone richiedenti protezione internazionale. Il modulo formativo a cura del CSI-APS ha previsto un’introduzione ai quadri teorici della sanità pubblica e dell’antropologia medica come strumenti utili per riflettere e analizzare la relazione d’aiuto, col fine di far emergere le criticità e i punti di forza relativi al ruolo dell’operatore, per sostenere azioni orientate al riconoscimento dei bisogni e la tutela dei diritti delle persone richiedenti protezione internazionale; con gli obiettivi di acquisire una visione multidimensionale rispetto alle dinamiche che impattano sui processi di salute e malattia nei percorsi di migrazione; saper leggere i vissuti delle persone all’intersezione delle diverse dinamiche (sociali, politiche, economiche) che li attraversano; costruire strumenti di analisi di contesto che supportino le azioni dell’operatore.

Salute e migrazione da una prospettiva antropologica: percorso formativo per operatori dell’accoglienza

Percorso formativo per operatori dei centri di accoglienza gestiti dalla cooperativa sociale Arca di Noè, svoltosi nel mese di giugno 2019. Il corso si è sviluppato sulle tematiche e gli approcci dell’antropologia culturale e dell’antropologia medica. Gli obiettivi di tale formazione sono stati: comprendere e analizzare criticamente i processi di salute e malattia nella loro dimensione storica, culturale, politica ed economica; riflettere sulla relazione d’aiuto; far emergere punti critici e di forza del ruolo dell’operatore; sostenere azioni che vadano nella direzione del riconoscimento dei bisogni e dei diritti delle persone richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale.

Diritto alla salute: la formazione con richiedenti asilo e operatrici/ori empowerment e la costruzione di percorsi per l’autonomia

Percorso di formazione per operatori dell’accoglienza e per richiedenti protezione internazionale, in collaborazione con Consorzio L’Arcolaio e ASP Città di Bologna (giugno – febbraio 2019). Il progetto ha previsto un ciclo di incontri di orientamento ai servizi sanitari e di formazione sulla promozione della salute e la prevenzione della malattia, rivolto a richiedenti protezione internazionale asilo, preceduto da una fase di formazione e co-progettazione con gli operatori dell’accoglienza, al fine di co-costruire il percorso formativo rivolto ai richiedenti protezione internazionale, di concordare gli obiettivi, i contenuti e le modalità di trasmissione delle conoscenze, a partire dai bisogni formativi emersi nel corso dell’esperienza sul campo.
In particolare gli obiettivi del ciclo di incontri, articolati secondo il modello KAP (Knowledge, Attitude, Practice), sono stati: 

  • rafforzare le conoscenze sulla salute e l’accesso ai servizi sanitari delle persone richiedenti protezione internazionale, come strumento di empowerment
  • favorire, attraverso l’utilizzo di metodologie didattiche interattive, l’emersione e lo scambio delle conoscenze e delle pratiche sul funzionamento dei servizi e le strategie per migliorare l’accesso ai servizi;
  • sostenere e rafforzare la relazione tra operatori e richiedenti protezione internazionale.

Orientamento ai servizi sanitari nell’ambito del “Percorso di educazione civica- Convenzione avente ad oggetto l’affidamento di servizi formativi nell’ambito del Progetto Sprar Msna 2017-2019”.

Formazione su salute e accesso ai servizi sanitari rivolta a minori stranieri non accompagnati, svolta in collaborazione con Open Group – Formazione. Il percorso formativo ha previsto un ciclo di incontri sul diritto alla salute e sul funzionamento dei servizi sanitari territoriali rivolto a minori stranieri non accompagnati, utilizzando l’approccio metodologico dell’apprendimento trasformativo, attraverso la costruzione di conoscenza a partire dall’emersione delle esperienze dei partecipanti.

Le condizioni di accesso alle prestazioni socio sanitarie dei richiedenti asilo e rifugiati, adulti e minori: normativa e prassi.

Percorso formativo per operatori dell’accoglienza, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Camelot. Il percorso formativo si è svolto secondo l’approccio metodologico della ricerca-azione partecipata e della formazione-intervento, sviluppando un’analisi dei processi di lavoro, un’analisi dei bisogni di salute e delle barriere d’accesso ai servizi, privilegiando un processo in cui la produzione di conoscenza è orientata all’azione, allo scopo di introdurre nella pratica dei cambiamenti che nascono dal confronto collettivo. Il percorso aveva come obiettivi migliorare il diritto alla salute delle persone accolte nelle strutture di accoglienza (CAS e SPRAR), favorendo l’accesso a percorsi di presa in carico sanitaria tempestiva, adeguata ed efficace; aumentare le conoscenze e le competenze di operatori dell’accoglienza in merito alla normativa, all’organizzazione dei servizi e alle pratiche che favoriscono o ostacolano l’accesso alle cure delle persone richiedenti asilo e rifugiate.

Piccoli passi verso l’autonomia: corso di formazione rivolto alle categorie vulnerabili e ai posti straordinari del progetto SPRAR

Corso di formazione  rivolti a richiedenti asilo e protezione internazionale con l’obiettivo di condividere informazioni e di orientamento sul funzionamento del SSN nelle sue articolazioni loco-regionali; definizione di percorsi virtuosi all’interno dei servizi attraverso l’utilizzo di didattica interattiva; costruzione di un diario collettivo del corso; simulazione di percorsi all’interno dei servizi per valutare la comprensione e l’utilizzo delle conoscenze apprese; redazione di una dispensa riassuntiva con le informazioni come vademecum per gli ospiti e le ospiti delle  strutture di accoglienza. Il percorso ha coinvolto come formatori operatori e operatrici di diversi ambiti sociali e sanitari.

Guida ed accompagnamento alla conoscenza ed all’accesso dei principali servizi socio-sanitari nel contesto di “Piccoli passi verso l’autonomia 2° edizione”

Corso di formazione svolto all’interno del progetto di Mondo Donna – Onlus dal titolo “Piccoli passi verso l’autonomia 2° edizione” rivolto a richiedenti protezione internazionale. Il corso, rispetto all’edizione precedente, ha coinvolto nuovi soggetti per poter moltiplicare le conoscenze in circolo all’interno del progetto SPARAR.

La salute di bambini e adolescenti e il lavoro delle cooperative sociali.

Il progetto ha coinvolto operatori/trici e responsabili di cooperative sociali del Consorzio trentino Con.Solida che lavorano con minori.
La formazione intervento aveva l’obiettivo di individuare, a partire dall’esperienza lavorativa delle persone coinvolte, criticità e buone pratiche dei progetti precedentemente avviati dal Consorzio e dalle singole cooperative nel campo della prevenzione e promozione della salute dei minori. A tal fine sono state utilizzate metodologie partecipative di confronto e di individuazione di strategie comuni, quali World Cafè e Open Space Technology.
Il progetto si è posto in continuità con precedenti percorsi avviati dal Consorzio nell’area salute, nati dal bisogno di riorientare i propri servizi verso un approccio ampio alla salute (determinanti sociali, prevenzione e promozione) in linea con gli sviluppi della programmazione provinciale.
Il processo si è sviluppato nelle seguenti tappe:

  • Emersione e identificazione delle criticità e dei bisogni nel lavoro di cura con minori attraverso
    • l’analisi dei materiali precedentemente prodotti dal Consorzio
    • il confronto con figure dirigenti dei servizi di salute per minori
    • il confronto con figure responsabili delle cooperative coinvolte
  • Identificazione delle priorità di discussione e azione da parte di operatori/trici delle cooperative coinvolte
  • Report finale di restituzione a cura del CSI con priorità di azione individuate e proposte operative, e valutazione del percorso da parte dei/lle partecipanti.

Studio epidemiologico relativo alla prevalenza di patologie infettive neglette nella popolazione immigrata in 5 regioni italiane, e valutazione delle potenziali ricadute in ambito socio-epidemiologico, clinico e trapiantologico

Il progetto (2012-2015), realizzato nell’ambito del Programma CCM (Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie – Ministero della Salute), è stato coordinato dalla U.O. Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria S.Orsola-Malpighi e svolto in partenariato con l’Agenzia Sanitaria e Sociale dell’Emilia-Romagna, il Centro per le Malattie Tropicali dell’Ospedale “Sacro Cuore – Don Calabria” di Negrar – Verona, il Dipartimento Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia e l’Ambulatorio migrante del Servizio di Medicina del Disagio dell’A.S.L. di Brescia, la Clinica Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze e l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive L. Spallanzani.

La malattia di Chagas in un Paese non endemico: il contesto bolognese. Screening sierologico e analisi multidisciplinare della malattia e del fenomeno migratorio

Il progetto nasce nel 2008 e dal 2009 vede la collaborazione tra il CSI, la U.O. Malattie Infettive e altre UU.OO. dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Orsola-Malpighi (UU.OO. Pediatria, Ostetricia e Medicina dell’Età Prenatale, Microbiologia, SSD Cardiologia), con l’obiettivo di analizzare, attraverso un approccio multidisciplinare di ricerca-azione, la presenza, l’entità e le percezioni relative alla malattia di Chagas (malattia dimenticata emergente in Europa) nel territorio bolognese, e di prendere parte all’elaborazione di strategie di prevenzione e di presa in carico delle persone affette. In senso più ampio, il progetto intende indagare le caratteristiche sociali, economiche e culturali del fenomeno migratorio latinoamericano nel nostro contesto e operare nell’ambito del diritto alla salute, favorendo la partecipazione comunitaria nell’individuazione dei bisogni e nell’elaborazione delle strategie sanitarie. Nella prima fase del progetto è stata approfondita la conoscenza della popolazione in esame attraverso la costruzione di una rete con i principali referenti latinoamericani ed è stato implementato un percorso diagnostico dedicato all’interno dell’A.O.U. S. Orsola Malpighi. Sono state inoltre effettuate attività di sensibilizzazione e formazione del personale sanitario e di empowerment della popolazione migrante. Dal 2010 il progetto prevede una collaborazione formale con l’Agenzia Sanitaria e Sociale della Regione Emilia-Romagna, il consolidamento delle attività intraprese e l’approfondimento della ricerca etnografica sul territorio e all’interno dei servizi sanitari coinvolti attraverso la realizzazione di interviste qualitative e focus group con referenti istituzionali, personale medico e utenti migranti.

Nel corso del 2013 il progetto ha visto la conclusione delle sue attività di raccolta dati tanto clinici quanto etnografici. Attualmente si trova nella fase di analisi dei risultati che, ad uno sguardo preliminare, hanno mostrato la rilevanza del problema a livello regionale e allo stesso tempo la complessità data dal background socio-culturale che la malattia porta con sé e dall’eterogeneità che caratterizza il fenomeno migratorio latinoamericano nel contesto locale.

Knowledge Identity Language Tools (KILT)

Progetto europeo che nasce in risposta alla complessità che gli operatori socio-sanitari si trovano spesso ad affrontare in contesti caratterizzati da molteplici condizioni di fragilità fisica, psicologica, sociale. L’obiettivo è quello di elaborare e sperimentare percorsi formativi e pedagogici volti alla costruzione di relazioni terapeutiche che siano in grado di comprendere le specificità socio-culturali, linguistiche, economiche dei soggetti coinvolti. A partire dall’esperienza del Programa de salut internacional de l’Institut Català de la Salut (Prosics), il progetto mette al centro della sua analisi il ruolo di figure di prossimità – tra comunità e servizi – come quella dell’agente di salute, interrogandosi su competenze, capacità e bisogni formativi nei diversi contesti/territori in cui le attività si realizzano.

Dall’Italia al Marocco, e ritorno: un approccio partecipato con migranti e comunità di origine per il diritto alla salute.

All’interno di un progetto finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e volto a promuovere lo sviluppo socio-economico di alcune aree del Marocco (Résaux: Creazione di una rete interregionale di associazioni per uno sviluppo agricolo integrato basato sulla crescita del tessuto associativo rurale, parità di genere e co-sviluppo delle due sponde del Mediterraneo), è stato richiesto al CSI un intervento nel settore salute finalizzato a individuare, con una metodologia di ricerca-azione partecipativa, i principali bisogni di salute nel distretto di Foum Zguid, un villaggio del sud del Marocco. Il coinvolgimento del CSI è stato richiesto da Sopra i Ponti, associazione di immigrati marocchini a Bologna partner del progetto, in virtù di precedenti esperienze di collaborazione e mutuo supporto in azioni di advocacy per il diritto alla salute degli immigrati. L’intervento, condotto congiuntamente da medici e antropologi, è stato portato avanti con fasi alterne di lavoro con gli immigrati a Bologna (in particolare quelli provenienti dalla zona di Foum Zguid) e di missione sul campo (due missioni in Marocco della durata di un mese ciascuna, nel novembre 2011 e nel febbraio 2012). Il lavoro svolto con gli immigrati ha previsto incontri periodici, di discussione e confronto, volti inizialmente a raccogliere informazioni preliminari sul contesto marocchino, e in seguito a condividere i dati e le esperienze delle missioni. Il lavoro in Marocco si è concentrato sull’analisi dei determinanti ampi della salute in quelle aree, caratterizzate da processi di spoliazione progressiva delle risorse (ambientali, economiche e – con la migrazione, sia interna che internazionale – anche umane) e da scarsissimi investimenti governativi. Un focus particolare ha riguardato l’area dei servizi sanitari, le cui condizioni sono molto precarie dal punto di vista tanto strutturale quanto di qualità del servizio, con notevoli disuguaglianze di offerta e di trattamento per lo più condizionate dalla possibilità di pagare. La metodologia di lavoro è stata il più possibile partecipativa e ‘dal basso’, tramite incontri con gruppi di popolazione, visite ai villaggi, interviste, partecipazione alle attività locali, osservazione nei servizi. Il progetto si è concluso (o, forse, si è avviato?) con alcuni significativi incontri pubblici, seguiti dalla costituzione di una delegazione di cittadini che ha portato le istanze raccolte ed elaborate dalla comunità a rappresentanti delle istituzioni. È in corso di stesura un rapporto dettagliato sulle varie fasi del progetto, sulla metodologia adottata e sulle potenzialità e limiti di tale tipo di approccio.

Laboratorio “Conflitto d’interessi in salute”

Le attività di questo laboratorio si sono concentrate principalmente sul fronte della formazione e della ricerca. Per quanto riguarda la formazione, sono stati realizzati interventi didattici rivolti sia a operatori sanitari sia a studenti di Medicina di diversi atenei. Sul fronte della ricerca, grazie alla collaborazione con il Segretariato Italiano Studenti di Medicina (SISM), è stato realizzato uno studio volto a valutare le percezioni e le conoscenze sul conflitto d’interessi degli studenti delle Scuole di Medicina di Bari, Foggia e Varese. Inoltre è in fase di completamento una ricerca sui conflitti d’interessi delle società scientifiche italiane realizzata in collaborazione con la Consulta degli Specializzandi della Società Italiana di Igiene e Medicina Preventiva.

Equal Opportunities for Health: action for development

Il progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del VII Programma Quadro, a cui il CSI partecipa all’interno di un network europeo capeggiato dalla ONG italiana “Medici con l’Africa CUAMM”. Sono partner del progetto ONG, enti locali, istituzioni accademiche e associazioni di studenti, di vari Paesi Europei, provenienti soprattutto dall’Europa dell’Est. Gli ambiti di azione sono l’insegnamento e la sensibilizzazione circa le tematiche della Salute Globale, sia a livello accademico che nell’opinione pubblica. Il CSI è prevalentemente impegnato sul fronte della formazione accademica, che prevede l’ampliamento e il consolidamento dell’offerta formativa in Salute Globale in Italia, lo scambio di esperienze tra i diversi attori del progetto e la strutturazione di reti a livello europeo. Nell’anno 2011-2012 il CSI, in collaborazione con la Rete Italiana per l’Insegnamento in Salute Globale (RIISG), ha lavorato alla progettazione e realizzazione di due eventi di formazione dei formatori ToT (Training of Trainers), svoltesi rispettivamente nel febbraio 2012 a Roma e nel novembre 2012 a Firenze. Anche sul piano internazionale il CSI ha ricoperto un ruolo di primo piano nell’animare le attività del progetto, partecipando come formatore alle ToT organizzate nelle università partner e istituendo momenti di formazione interna durante i meeting di progetto:

  • Training of Trainers in Global Health “Social Determinants and Inequalities” presso la Facoltà di Public Health dell’Università di Poznan (Polonia), 9 maggio 2012.
  • Training of Trainers in Global Health Education presso la Transilvania University, Brasov (Romania), 20 ottobre 2012.
  • Training of Trainers “Teaching methodologies in Global Health Education”, Riga (Lettonia), 25 ottobre 2012.
  • Partnership meeting, Poznan (Polonia) 10 maggio 2012.
  • Partnership meeting, Riga (Lettonia), 26 Ottobre 2012.

Erasmus Lifelong Programme

In Europa, il CSI ha intrattenuto rapporti stabili (2009-2013) con un network di istituzioni universitarie grazie all’Erasmus Lifelong Programme. Il 2013 ha visto chiudersi la progettualità triennale legata al corso Global Health and Migration (GlobHe-M), e nel 2014 si aprirà un nuovo ciclo con il corso Towards a Right to Health Without Borders (RHEACH). Partner della rete sono: Università di Valencia (Spagna); London Metropolitan University (Regno Unito); Queen Mary University (Londra, Regno Unito); Ege Üniversitesi (Izmir, Turchia); Aristoteleio Panepistimio Thessalonikis (Grecia); Charité Universitätsmedizin (Berlino, Germania); New Bulgarian University (Sofia, Bulgaria); Geneva University Hospital (Switzerland).