Attività progettuali in corso

La comunità che cura. Una ricerca-azione per promuovere salute e partecipazione nella zona di Pescarola (Bologna).

Il progetto nasce in un contesto (Pescarola, zona Lame, quartiere Navile, Bologna) caratterizzato da una concentrazione di edilizia popolare, in cui si intrecciano differenti condizioni di deprivazione economica e vulnerabilità sociale.
La progettazione precedentemente condotta nel territorio, aveva riscontrato alcuni problemi di salute (disabilità, alcolismo, tossicodipendenza, malattie croniche, salute mentale) accompagnati dalle generale tendenza all’isolamento e al conflitto, tanto nelle relazioni tra residenti quanto nel rapporto con i servizi territoriali.
Il progetto, iniziato a gennaio del 2015 e portato avanti grazie ai  finanziamenti di Fondazione del Monte e Carisbo, si propone di affrontare le problematiche di salute e di accesso ai servizi nell’intreccio con i complessi fenomeni di marginalizzazione sociale che caratterizzano quest’area bolognese.
Questo viene realizzato a partire dalla rilevazione partecipata dei bisogni di salute, individuandone le interconnessioni con le dinamiche sociali, politiche ed economiche, con lo scopo sia di facilitare i processi di empowerment all’interno della comunità, sia di promuovere il ripensamento dei percorsi assistenziali dei servizi socio-sanitari sulla base dei bisogni di salute e delle barriere che emergono.

Progetto internazionale di ricerca-azione partecipata sul ruolo e sulle pratiche dei movimenti sociali per la promozione del diritto alla salute.

Il progetto, di durata triennale, è promosso dal People’s Health Movement (in italiano, Movimento dei Popoli per la Salute), una rete internazionale che opera per il diritto alla salute, e finanziato dall’agenzia canadese International Development Research Centre (IDRC) nell’ambito della ricerca-azione internazionale “Il contributo delle organizzazioni della società civile nel promuovere salute per tutti” (in inglese, The Contribution of Civil Society Organisations in Achieving Health for All – CSE4HFA). Tale ricerca-azione si svolge oltre che in Italia in altri cinque paesi (Repubblica Democratica del Congo, Colombia, Brasile, India, Sud Africa).
In Italia, la rete che sta portando avanti il progetto e della quale fa parte anche il CSI-APS, si è denominata “Grup-pa (Gruppo Permanentemente Aperto), e coinvolge persone di area medica e socio-umanistica che da tempo sono impegnate in riflessioni e pratiche per una salute radicata nella giustizia sociale.
Il progetto, inteso come ricerca-azione partecipata, non si fonda sulla raccolta di dati da parte di ricercatori e ricercatrici ‘esperti/e’, ma sul coinvolgimento di persone e realtà che hanno voglia di condividere esperienze significative e, insieme, di analizzarle. Alla base vi è infatti l’idea che la conoscenza origina dalle pratiche ed è co-costruita dalle persone che a esse prendono parte.
La prima fase della ricerca-azione (2014-2015) si è caratterizzata come “mappatura” dell’esistente, durante  la quale sono state incontrate e intervistate realtà attive sul territorio italiano (movimenti e collettivi, associazioni, spazi, gruppi ecc..) che agiscono in ambiti che sono strettamente correlati alla determinazione sociale e promozione della salute (ambiente e lavoro, territorio e sovranità alimentare, contrasto alle grandi opere imposte e dannose, sessualità e genere, arte e cultura, educazione, economie alternative…).
La seconda fase (2016-in corso) ha l’intento di ripoliticizzare e risignificare la salute per mezzo del confronto collettivo, chiedendo alle realtà di movimento come agiscono sulla determinazione sociale della salute, e se e come queste producono salute al proprio interno e all’esterno. In tal senso  sono stati proposti  tre incontri aperti (Bologna, Napoli, Roma) incentrati su alcuni nodi cruciali emersi dalle interviste con le realtà, e fondati sullo scambio di pratiche:
1- Tensione trasformativa tra le esperienze che si producono dal basso e le azioni di difesa di un sistema di welfare in ampio smantellamento.
2- Pratiche di riappropriazione e autorganizzazione degli spazi (materiali e simbolici), per esplorare se e come questi producono salute e nuove forme di comunità.
3- Sostenibilità di forme alternative di “fare salute” e “fare comunità”​.
Dei  momenti di confronto e di scambio che sono essi stessi pratiche differenti (di salute?), attraverso metodi inclusivi e partecipativi.

Piccoli passi per l’autonomia

All’interno del progetto “Piccoli passi per l’autonomia” è stato realizzato un corso aperto a richiedenti asilo inseriti nel Progetto SPRAR, volto all’aumento delle capacità personali di gestione della propria autonomia nell’ambito della salute. In particolare sono stati organizzati incontri in cui, partendo anche da esperienze personali, si è analizzata l’organizzazione e il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale in modo da aumentare il livello di autonomia dei partecipanti una volta usciti dalle strutture di residenza.
In particolare gli obiettivi del corso, articolati secondo il modello KAP (Knowledge, Attitude, Practice), sono:
Sapere:

  1. acquisire nozioni di base sui principi, la struttura e il funzionamento del SSN
  2. conoscere i servizi disponibili nel SSN
  3. comprendere come agiscono i principali determinanti della salute e la funzione della promozione e della prevenzione
  4. … altri in funzione dell’organizzazione specifica del corso, dei partecipanti e degli approfondimenti

Saper fare:

  1. sapersi orientare nei servizi, soprattutto quelli territoriali
  2. sapere a chi chiedere e dove reperire le informazioni di cui si necessita
  3. … altri in funzione dell’organizzazione specifica del corso, dei/lle partecipanti e degli approfondimenti

Saper essere:

  1. essere consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri in merito ai servizi sanitari
  2. essere maggiormente consapevoli su come tutelare la propria salute, quella di chi accede ai servizi e quella della comunità

I moduli formativi vengono costruiti in maniera flessibile a partire dai bisogni che emergono dai soggetti coinvolti, e mirano ad attivare i saperi e le esperienze dei partecipanti per costruirne di nuovi, in un processo che in parte si articola come mutuo apprendimento tra pari.
L’approccio metodologico è basato sulla partecipazione, l’inclusività e l’empowerment del soggetto.

L’equità nel diritto alla salute: il contrasto alle diseguaglianze nella città di Bologna.

Lo studio di carattere socio-epidemiologico è iniziato a gennaio 2017 dalla collaborazione tra ricercatrici/ori di area medica e antropologica del CSI-APS e il personale statistico ed epidemiologico dell’U.O.C. di Epidemiologia, Promozione alla Salute e Gestione del Rischio dell’AUSL di Bologna.
Scopo dello studio è valutare, attraverso strumenti quantitativi e qualitativi di indagine, se e in quale misura si riscontrano disuguaglianze nello stato di salute e nell’accesso ai servizi sanitari e sociosanitari tra aree della città di Bologna, e, in un secondo momento, avanzare proposte di interventi atti a contrastare gli svantaggi delle popolazioni interessate.
In particolare, lo studio intende svilupparsi attraverso le seguenti fasi:

  • analisi statistica a cura dell’U.O.C. di Epidemiologia sui dati di esito e di accesso (elenco sintetico), per area statistica; eventuali altre differenze per categorie significative (per gruppo socio-economico, nazionalità, genere, età…) verranno prese in considerazione in base ai primi risultati emersi;
  • analisi volta a correlare le aree di svantaggio sociale ed economico individuate dallo studio prodotto dal Comune di Bologna alla distribuzione territoriale dei peggiori esiti in salute e accesso ai servizi, così da integrare indicatori sociali e sanitari in un’unica mappatura dello stato di salute cittadino;
  • identificazione delle aree di intervento, scelte tra quelle con maggiore vulnerabilità sociale, peggiori esiti in salute e di accesso ai servizi;
  • valutazione dei margini di raccordo con il territorio (decisori, istituzioni, servizi, realtà locali, popolazione) per l’approfondimento, con strumenti di ricerca qualitativa e partecipata, delle condizioni di salute e di accesso ai servizi delle aree più svantaggiate e la proposta di interventi di contrasto;
  • restituzione alla popolazione, agli operatori dei servizi e ai decisori su quanto emerso dallo studio e sulle proposte di intervento.

Case della Salute, efficacia terapeutica, risolutività e integralità delle cure: una sperimentazione su modelli d’intervento nell’assistenza primaria. Valutazione-intervento rispetto all’appropriatezza, efficacia, qualità, globalità ed equità nell’assistenza primaria in salute nell’AUSL di Ferrara (progetto di durata biennale).

Obiettivo del progetto è favorire la modernizzazione dell’assistenza primaria della AUSL di Ferrara e la continuità dei percorsi assistenziali attraverso l’implementazione di processi integrati di gestione, assistenza, valutazione e formazione in salute. Utilizzando come base la Casa della Salute Terre e Fiumi di Copparo (FE) è stato costruito un percorso di ricerca-formazione-intervento, processuale ed esteso, con l’intento di coinvolgere i professionisti e i gestori nell’identificazione delle caratteristiche peculiari del contesto e degli elementi di analisi e intervento. Si é scelto di organizzare il percorso attraverso una sorta di “cantiere in progress”, in cui tutti potessero sentirsi co-responsabili del processo, attraverso il confronto, la condivisione di proposte e il ri-adattamento in itinere delle attività. Coerentemente a tali presupposti, la metodologia ha previsto un approccio integrato, articolato in attività riassunte brevemente di seguito:

  1. Attività di ricerca bibliografica e di campo, per consentire la conoscenza del contesto e favorire l’analisi e l’auto-valutazione delle prassi nei servizi. Per valutazione si intende l’innesco di processi di riflessione con i professionisti coinvolti (auto-riflessività) e con gli osservatori esterni (supervisione);  l’obiettivo è  riconoscere e valorizzare gli sforzi e i risultati delle equipe e dei coordinatori, così come individuare i nodi critici e le problematiche concrete che creano difficoltà. L’autovalutazione a partire da case studies pratici mette in analisi le attività quotidiane dei professionisti e la loro interazione con gli altri servizi e istituzioni coinvolte nell’assistenza.
  2. Attività di formazione mirate all’elaborazione collettiva di strategie di qualificazione del proprio lavoro, attraverso il confronto e la messa in discussione dell’esistente. Il processo, basato sull’uso dei case studies descritti e analizzati dai professionisti stessi, costruisce spazi collettivi per la riflessione e la valutazione del senso degli atti prodotti, nonché l’ideazione di strategie innovative per far fronte agli ostacoli individuati/valorizzare e mettere in rete le buone pratiche già in atto.
  3. Attività di intervento, volte all’implementazione degli elementi trasformativi individuati. Il processo di ricerca-formazione consente l’emersione di informazioni e contenuti rispetto al funzionamento locale dei servizi che difficilmente vengono raccolti attraverso l’utilizzo di altre metodologie. Tali informazioni devono essere utilizzate per supportare attività di knowledge-transfer (trasferimento delle conoscenze nella pratica quotidiana dei partecipanti) e knowledge-translation (trasferimento delle conoscenze nelle norme, attraverso azioni che prevedano ricadute a livello politico/sulla committenza).

Laboratorio Italo-Brasiliano

Dal 2014 ad oggi, è attivo il primo Laboratorio Italo-Brasiliano di Formazione, Ricerca e Pratiche in Salute Collettiva che vede coinvolte numerose istituzioni brasiliane e italiane nella costituzione di un gruppo di ricerca multidisciplinare e multisituato, per la condivisione e la produzione di conoscenze nei campi della Primary Health Care, della Formazione dei Professionisti Sanitari e della Salute Globale. Grazie alla formazione di una rete che coinvolge l’Università di Bologna, la Regione Emilia-Romagna e numerose università e associazioni brasiliane, il laboratorio favorisce inoltre lo scambio di studenti, ricercatori e professori tra le diverse università, creando i presupposti per una collaborazione a lungo termine nei temi di ricerca sopra menzionati.

Laboratorio di estensione universitaria “Primary Health Care, determinanti sociali della salute e territorio”.

Il laboratorio, formato da un gruppo multidisciplinare di medici in formazione specialistica, studenti e ricercatori, nasce con l’obiettivo di approfondire le basi teorico-pratiche della PHC, in chiave applicativa rispetto al territorio della Regione Emilia-Romagna, attraverso discussione di articoli e materiali, confronto di esperienze, documentazione sullo stato dell’arte a livello internazionale, nazionale e locale. A questo scopo, è stata implementata a partire da gennaio 2013 un’attività di collaborazione con il Condominio Bel(le)trame, un progetto sperimentale all’interno dormitorio per persone senza fissa dimora sito in via Sabatucci. Lo spazio di confronto e di lavoro aperto all’interno del progetto Condominio Bel(le)trame è diventato il campo di attività nel contesto del corso elettivo “Salute Globale, determinanti sociali e strategie di Primary Health Care”. Inoltre il CSI ha partecipato al Festival Porte Aperte (festival dei servizi e delle strutture di accoglienza di Bologna) con il progetto “La notte porta consiglio/scompiglio”, realizzato in collaborazione con il Condominio Bel(le)trame. Oltre all’esperienza del Condominio, il CSI ha aperto uno spazio estensione universitaria in collaborazione con l’Associazione Campi Aperti, associazione di contadini e consumatori per l’agricoltura biologica e contadina, che ha rappresentato un altro dei campi di attività del corso elettivo del 2014.

Laboratorio “Peer education per la salute. Giovani e comportamenti a rischio: una proposta da studenti a studenti”.

Il laboratorio ha come obiettivo la realizzazione di interventi di promozione della salute negli Istituti Superiori del territorio di Bologna e Provincia sulle seguenti tematiche: malattie sessualmente trasmesse, contraccezione, abuso di alcool e sostanze. Si tratta di un gruppo partecipativo composto principalmente da studenti dei Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e in Infermieristica, ma aperto anche a studenti provenienti da altre aree (Scienze Biologiche, Antropologia, Lingue, etc.), coordinati da medici in formazione specialistica e da studenti “senior” che hanno partecipato alle edizioni precedenti del progetto denominato “Peer Education per la Salute”, in cui il laboratorio si inserisce. Il gruppo alterna agli interventi nelle scuole, basati su un approccio “alla pari” con gli studenti medi e su metodologie interattive e partecipative, percorsi di auto-formazione sui temi trattati, momenti di riflessione sull’attività e campagne di sensibilizzazione e coinvolgimento di nuovi studenti nel progetto. Il laboratorio persegue l’ottica di approccio multidisciplinare alla Salute integrando le competenze dei partecipanti e sviluppandone altre, quali: capacità comunicativa, apprendimento del lavoro in squadra, empatia, utili nei percorsi di formazione dei professionisti sanitari e di chiunque si occupi di salute.